Denominazione

  • La Carrese di Sant’Antonio di Padova (nella sua forma ufficiale)

  • La festa di Sant’Antonio di Padova (nella sua forma consuetudinaria locale)

Geolocalizzazione

Santa Croce di Magliano (CB)

Percorso

Il percorso processionale della festa in onore di Sant’Antonio di Padova prevede il 12 e il 13 giugno (dagli ultimi cinque anni a questa parte) un lungo giro che i carri effettuano e che parte dalla zona denominata Belvedere “Pietro Mastrangelo” (Viale Canada) – luogo di ritrovo dei carri – per poi percorrere le principali arterie del paese fino a giungere nel centro cittadino, in prossimità della Chiesa Madre – Sant’Antonio di Padova…

Descrizione

La festa di Sant’Antonio di Padova è un cerimoniale caratterizzato dalla sfilata di carri trainati da bovini che i devoti santacrocesi allestiscono in onore del Santo Patrono, Sant’Antonio di Padova.

Il 12 giugno è noto come “u vèspre”, infatti subito dopo lo sparo del mortaretto, che funge da richiamo ai carri, questi raggiungono viale Canada in zona Belvedere “Pietro Mastrangelo”, da dove muoveranno alla volta della Chiesa Madre (Sant’Antonio di Padova) per ricevere la benedizione subito dopo la messa vespertina, il vespro per l’appunto. Prima però i carri percorreranno un lungo itinerario che è stato ampliato con l’annessione di più strade, dal 2019, per volontà della Parrocchia e del Comitato Festa con l’approvazione dei Carrieri – scelta dettata dall’incremento del numero dei carri.

La numerazione dei carri definita a seguito del sorteggio che ha luogo nella Chiesa Madre la sera del 9 giugno di ogni anno, subito dopo la messa dedicata ai Carrieri, stabilisce l’ordine di sfilata dei carri durante i due cortei processionali del 12 e del 13 giugno: il carro n.1 apre la processione, l’ultimo numero (attualmente fissato al n. 29) la chiude, trovandosi così davanti al Santo, la cui statua verrà portata in processione il 13 giugno con una nutrita folla di devoti a seguito.

I carri, sul far della sera, giunti lungo Corso Umberto I – nel centro cittadino – uno ad uno, imboccano la salita di Via della Chiesa, sul cui sagrato il parroco li attende per impartire la benedizione; al passaggio di ciascun carro segue un fragoroso applauso da parte dei fedeli assiepati ai lati. Di lì risaliranno diretti verso via XX settembre, per poi dividersi: ognuno farà rientro nelle proprie sedi, dove continueranno i festeggiamenti e gli ultimi preparativi alla vigilia dei solenni festeggiamenti del giorno seguente, il tanto atteso 13 giugno.

Al calare della notte si accendono le maestose arcate di luminarie – eccellenza dell’artigianato santacrocese – al di sotto delle quali l’indomani mattina procederanno i carri; queste luminarie, insieme alle lucerne votive affisse ai balconi recanti la lettera “A” (iniziale di Antonio), illuminano ogni casa del paese.

Al mattino del 13, Santa Croce di Magliano si desta all’alba: mentre i fuochisti provenienti dalle vicina Puglia (con cui Santa Croce, mediante il rito dell’ultimo sabato di aprile, mantiene tutt’ora salda la comunanza dei cerimoniali legati alla pratica della transumanza) sistemano a bordo strada o nelle due piazze del paese le lunghe batterie di “spari” – i fuochi pirotecnici che di lì a poche ore verranno sparati durante il giro processionale al passaggio del Santo Patrono, come vuole la tradizione – molti carri si recano all’Istituto Sacro Cuore per ricevere la benedizione mattutina (non tutti i carri partecipano, in quanto da statuto non vi è alcun obbligo).

Di lì segue la tradizionale colazione che anima le case dei carrieri, con lunghe tavolate imbandite (non vi sono particolari cibi rituali ma sicuramente si predilige il consumo di prodotti locali).

Subito dopo, poco prima di mezzogiorno, ci si ritrova tutti nuovamente in zona Belvedere, luogo di ritrovo dei carri: i carri si avviano, scendendo per Via del Sole verso Corso Umberto I, mentre la statua del santo patrono esce dalla Chiesa Madre e sosterà per alcuni minuti per Via della Chiesa, per consentire ai carri di procedere uno ad uno, sfilandovi davanti. Il corteo è una lunga e ininterrotta fila in cui si susseguono, di carro in carro, le note e le strofe del canto devozionale della Carregna – un canto monodico che ripercorre le fasi della vita del Santo; il tutto è reso ancora più suggestivo dallo scampanio proveniente dalla chiesa, dal suono dei campanacci al collo dei bovini e dal sovrapporsi dei muggiti degli animali.

Seguono i carretti piccoli, trascinati a mano dai bambini, e gli stendardi, che rappresentano un elemento peculiare del cerimoniale di Sant’Antonio di Padova a Santa Croce di Magliano, le cui origini sono anch’esse da ricollegare ai carri: in passato coloro che non possedevano un carro ricorsero alla realizzazione di questo tipo di struttura per onorare il Santo Patrono.

Lo stendardo è una struttura in legno, a forma di doppia croce, alta circa cinque metri tutta rivestita con nastri colorati e foulards e sostenuta secondo un ingegno molto particolare: un uomo regge in equilibrio l’asta, ai due lati due persone tengono in tensione ognuna una corda legata alla sommità della croce, da dietro una donna reca un lungo bastone utilizzato come sostegno nelle fasi di avvio e fermata.

Durante il tragitto la processione interrompe la marcia per permettere le accensioni di spari e mortaretti pirotecnici. I carrieri dei carri che praticano ancora la questua, durante la processione si aggirano fra la folla recanti la tradizionale borsa in cuoio e, con l’espressione “ca cose pu carre”, fanno richiesta di un’offerta, anche minima, da destinare al carro e implicitamente alla festa di Sant’Antonio.

Giunti a metà strada, all’incrocio di Via XX Settembre con Via Pisanelli, la processione dei carri svolterà su quest’ultima per raggiungere Via Borgo Casale e di lì, nuovamente, Viale Canada – zona Belvedere “Pietro Mastrangelo” dove avrà luogo il saluto al Santo Patrono: i carri si posizionano ai due lati della strada, la statua di Sant’Antonio di Padova avanzerà verso il centro fino a collocarsi nel mezzo, tra i carri disposti in due lunghe file. Quello del saluto al santo patrono è sicuramente fra i momenti più emozionanti del rituale; infatti, a conclusione della preghiera di raccoglimento, incessante il suono dei campanacci che i carrieri scuotono in segno di acclamazione e di devozione. Di lì, la processione riprende e avanza per primo Sant’Antonio, portato in spalla durante tutto il percorso dai membri della Confraternita, un tempo dai santacrocesi che portavano il suo nome; sulla statua del patrono, il giorno del 13, viene adagiato una sorta di pallio sul quale è impuntato l’oro che i devoti santacrocesi hanno donato come ex-voto (spille, collane, orecchini); in corrispondenza dei piedi la statua è cinta da una composizione di fiori.

Una volta che il simulacro del santo patrono giunge in prossimità del Largo del Passeggio, risalirà per Via della Chiesa per fare il suo rientro nella Chiesa Madre a lui intitolata, mentre i carri man mano defluiscono.

Dopo un lauto pranzo, nel tardo pomeriggio del 13 si svolge l’asta dei carri, che contribuisce insieme alla questua porta a porta condotta dal Comitato Festa e ai soldi raccolti durante il giro processionale, alla copertura delle spese complessive della festa.

Durante l’asta si vendono animali da cortile – capponi, papere, conigli, galline – e prodotti caseari che sono stati donati ai carri, precedentemente, durante la questua nell’agro circostante (detta nel dialetto locale “a cerc”, proprio perché allude all’atto del cercare e del chiedere): pratica tradizionale, dallo sfondo agro-pastorale, che vede i carrieri recarsi presso le aziende agricole del territorio, portando con loro il carro rivestito di un telo semplice e provvisorio – senza animali – ma installato su di un mezzo a motore (spesso si tratta di un camion) con un’icona raffigurante Sant’Antonio.

L’asta è un’occasione sociale particolarmente vivace e lieta in cui il banditore, scelto tra i personaggi locali più capaci e abili nel convincere e invogliare all’acquisto, interagisce direttamente con il pubblico imponendo (o quasi) lo sforzo contributivo, e che denota con notevole icasticità la rete densa e intima di rapporti di conoscenza, complicità e sintonia tra famiglie e persone sulla scena della festa.

Nella tarda serata del 13 i Carrieri e la comunità intera attendono che il Comitato Festa rendiconti pubblicamente gli esiti del bilancio; la curiosità collettiva innesca un vero e proprio clima di trepidazione, a conclusione di una lunga due giorni di festa e in chiusura della Tredicina, tredici giorni di smisurato impegno e di sentita devozione.

Notizie aggiuntive

La festa di Sant’Antonio di Padova – per quanto concerne l’allestimento dei carri – è andata articolandosi in diverse fasi; i primi carri grandi trainati da bovini figurano sulle scene del cerimoniale negli anni Cinquanta del XX secolo per poi subire un’improvvisa battuta di arresto. Più tardi, sui primi anni Settanta, grazie all’impegno di alcuni personaggi locali, allevatori e proprietari terrieri, vi sarà un recupero concreto della pratica. Francesco Casciano, ultimo esponente di quella che è stata definita la “vecchia scuola” della tradizione agropastorale locale – intervistato nel giugno 2020, poi scomparso l’anno successivo a causa del Covid-19 – racconta questo passaggio storico della tradizione della festa di Sant’Antonio: citando aneddoti, menziona nomi di giovani allevatori che ripresero la pratica del carro; si tratta di allevatori delle famiglie Cosco e Ciarlo, iniziatori di questa nuova fase della tradizione, per un numero iniziale di circa 3 carri, a cui seguirà un quarto carro nel 1982, della famiglia Foschini-Mascia- Colombo. Nei primi anni 2000 il numero dei carri era ancora inferiore a dieci, per poi salire vertiginosamente intorno al 2010.

I carri del cerimoniale di Sant’Antonio di Padova, quanto alla tipologia, sono sostanzialmente carri agricoli o “a botte”. La prima tipologia, quella del carro agricolo, si rifà al modello del carro calabrese, ed era destinata in passato al trasporto di covoni, così come sostengono gli anziani e gli artigiani delle due botteghe presenti in paese, tuttora in attività e che ancora realizzano carri e ruote. La seconda tipologia, quelli del carro “a botte”, si caratterizza per proporzioni minori e nasce propriamente come carro da cerimoniale.

Entrambe le tipologie di carro presentano la struttura in legno con l’intelaiatura ad arco.

Tratto distintivo dei carri del cerimoniale di Sant’Antonio di Padova a Santa Croce è la bandiera, che rifinisce la vestizione del carro; si tratta di un drappo dello stesso colore delle stoffe che rivestono il carro e che, una volta stirata, viene fissata con chiodi su di un’asta che andrà poi inserita all’interno di un incastro fissato lungo il timone. La bandiera, sventolando, anticipa l’arrivo del carro.

La bandiera reca spesso la scritta “W Sant’Antonio” o l’intestazione della famiglia titolare del carro.

Vi è, ancora, un altro caratteristico elemento noto come ceppo, un pezzo di legno che richiama una sorta di ramo, che verrà incastonato nel timone del carro sul quale i carrieri appendono, quasi a volerli esporre, i prodotti della produzione casearia locale e della realtà agropastorale (in genere scamorze e caciocavalli); gli anziani raccontano che al ceppo andassero esposti gli stessi prodotti donati al carro durante la questua nelle campagne, oltre che il piccolo saio di Sant’Antonio…

Cronologia

Del culto a Sant’Antonio di Padova da parte dei santacrocesi fanno fede non solo la tradizione (dove i carri compaiono per la prima volta negli anni Cinquanta del XX secolo), ma anche documenti scritti di rilevanza storica dell’Archivio Diocesano: il Vescovo Tria nel Sinodo diocesano celebrato nel 1728 afferma che nella città di Santa Croce di Magliano si celebra Sant’Antonio di Padova, come “Patrono principale e titolare della Chiesa” e che già da allora venisse portata una sua icona in processione il 13 giugno.

Dato sensibile che ha portato a rivedere la titolarità di Patrono attribuita in un primo momento a San Giacomo, venerato il 25 luglio. Pertanto, considerata la sempre più forte religiosità popolare mostrata nei confronti del Santo di Padova – proprio con l’allestimento dei carri nel corso degli ultimi cinquant’anni – e il dato storico delle Memorie del Tria, nel 2002 venne ufficializzato patrono della comunità di Santa Croce di Magliano, con nota del Vescovo Valentinetti, Sant’Antonio di Padova. La festa in onore di Sant’Antonio di Padova si svolge ogni anno il 12 e il 13 giugno, con l’aggiunta di recente di una terza giornata, quella del 14, detta dei “Carrieri in festa”, durante la quale i titolari dei carri dopo la due giorni vissuta in processione, con le proprie famiglie e con il resto della comunità si ritrovano in piazza per un ricco banchetto, e i carri vengono lasciati in esposizione lungo Corso Umberto I.

Ulteriori informazioni

Come rammentano le note parrocchiali, sulla scia soprattutto degli studi di natura storico -teologica condotte negli anni dai frati della basilica del santo, è opportuno che l’elemento venga connotato come la Carrese di Sant’Antonio “di” Padova e non “da” Padova, in quanto Sant’Antonio – dapprima monaco agostiniano poi entrato nell’ordine dei francescani – nacque a Lisbona in Portogallo, non in Italia, e  giunse a Padova nell’ultima fase della sua vita, dove condusse la sua attività di evangelizzazione e dove morì  presso  Arcella, il 13 giugno 1231.

Del culto a Sant’Antonio di Padova da parte dei santacrocesi fanno fede non solo la tradizione (dove i carri compaiono per la prima volta negli anni Cinquanta del  XX secolo), ma anche documenti scritti di rilevanza storica dell’Archivio Diocesano: il Vescovo Tria nel Sinodo diocesano celebrato nel 1728 afferma  che nella città di Santa Croce di Magliano si celebra  Sant’Antonio di Padova, come “Patrono principale e titolare della Chiesa” e che già da allora venisse portata una sua icona in processione il 13 giugno.

Dato sensibile che ha portato a rivedere la titolarità di Patrono attribuita in un primo momento a San Giacomo, venerato il 25 luglio. Pertanto, considerata la sempre più forte religiosità popolare mostrata nei confronti del Santo di Padova – proprio con l’allestimento dei carri nel corso degli ultimi cinquant’anni – e il dato storico delle Memorie del Tria, nel 2002 venne ufficializzato patrono della comunità di Santa Croce di Magliano, con nota del Vescovo Valentinetti, Sant’Antonio di Padova. La festa in onore  di Sant’Antonio di Padova  si svolge ogni anno il 12 e il 13 giugno, con l’aggiunta di recente di una terza giornata, quella del 14, detta dei  “Carrieri in festa”, durante la quale i titolari dei carri dopo la due giorni vissuta in processione, con le proprie famiglie e con il resto della comunità si ritrovano in piazza per  un ricco banchetto, e i carri vengono lasciati in esposizione lungo Corso Umberto I.

A Santa Croce di Magliano, il calendario con tutti gli appuntamenti festivi, laici e liturgici, dedicati alla festa di Sant’Antonio di Padova si apre già dall’ultima domenica di maggio con l’esposizione della statua del Santo Patrono, a cui segue la Tredicina, i tredici giorni dell’attesa che precedono i solenni festeggiamenti del 12 e del 13 giugno.

La processione dei carri di Sant’Antonio di Padova è stata interrotta nel biennio 2020-2021 a causa della pandemia da Covid-19.

 

Il Termine “Carregna” deriva sicuramente da “carresi” (dal lat. (via) carre[n]sis), sfilata di carri, poi con il significato di “canto” con voce solista e coro, accompagnati dalla fisarmonica, intonato appunto durante la processione dei carri in onore di Sant’Antonio di Padova, il 12 e il 13 giugno a Santa Croce di Magliano.

La Carregna, che prosegue nella tradizione dei canti di devozione, come le Laudate di Larino e San Martino in Pensilis, presenta sul finale della sua esecuzione l’inserimento di una seconda voce continua “in bordone”.

La versione registrata, che correda la presente scheda, è ad oggi fra quelle più vivide all’interno della tradizione locale; si tratta di una libera e sintetica creazione di qualche cantore, il quale non perde di vista che il canto, per essere Carregna, deve fare riferimento a qualche miracolo del Santo, e in particolare quello in cui interroga il morto per salvare la responsabilità del padre accusato, appunto, di essere stato l’omicida. Va detto, inoltre, che nelle varie versioni non mancano strofe con riferimento alla ciclicità delle stagioni e alle dinamiche stesse del cerimoniale, che vedono nella questua dei carri il mezzo con cui sopperire alle spese complessive della festa: di qui l’esortazione al bovaro di procedere alacremente col carro, a distesa allentando i freni: “tocche ualane mije tocche è destese ca qua ‘nge sceme manche pi spese” .  

Dunque, sono molteplici le interpretazioni del testo principale della Carregna il quale è tratto dalla “Leggenda di Sant’Antonio”. Qui si vuole, pertanto, riportare la versione ufficiale in italiano e alcune strofe tratte da due trascrizioni in dialetto, fra quelle ancora oggi intonate nei carri nei giorni dedicati ai solenni festeggiamenti del Santo Patrono:

 

Carregna, La Leggenda di Sant’Antonio – versione ufficiale

 

Gesù Santo, alto e possente,

Dammi aiuto alla mia mente,

Intelletto alla mia memoria,

Ch’io dica del Padre S.Antonio.

– Sant’ Antonio Giglio giocondo,

Nominato per tutto il mondo,

Chi lo tien per suo avvocato

Da Sant’ Antonio sarà aiutato.

– Sant’ Antonio predicava,

Ed un Angelo a lui parlava

Disse tuo padre han da impiccare

Senza avere fatto male.

– Sant’ Antonio con riverenza

Da quel popolo prese licenza

Di volersi riposare,

Poi si mise a camminare.

– Mille e cinquecento miglia fece

La Scrittura parla e dice,

In un momento a Lisbona arrivò

E il suo Padre liberò.

– La trombetta andava avanti

E diceva a quella gente:

A sta morte è sentenziato

Per aver un uomo ammazzato.

– Sant’ Antonio camminava,

E col giudice parlava,

Con parole sante e accorte:

Perché mio padre va alla morte?

– E quel Giudice ebbe parlato:

Per aver un uomo ammazzato;

Alla corda l’ ha confessato,

I testimoni ho esaminato.

– Li rispose Sant’Antonio,

Furon falsi testimoni:

Per dolor ha confessato

Il povero vecchio disfortunato.

– Sant’ Antonio ebbe parlato

Vuoi sapere la veritade,

Se quel morto è sotterrato

Lui dirà chi l’ha ammazzato.

– E quel giudice ebbe parlato

Che mai dite o Santo Padre

Se quel morto è sotterrato

Ed in polvere è diventato?

– Sant’ Antonio allora disse:

Per virtù di Gesù Cristo

Farò il morto resuscitare,

E con – Il Governator con gran sapienza

Rivocata la sèntenza,

Poi si misero a camminare,

Dov’ era il morto ebbero andare.

– E fu visto in un momento

Per virtù del Sacramento,

La pietra della sepoltura alzare,

E quel morto risuscitare.

– Sant’Antonio si accostò

A questo morto lui parlò:

Dimmi o morto, il vero fatto

Se mio padre t’ha ammazzato?

– E quel morto allora disse:

Il tuo padre non è stato: voi tutti a parlare.

Chi mi venne a morte dare

Dio gli possa perdonare

– Tornò il morto a replicare:

Padre, mi vorrei confessare,

D’ una scomunica ch’io tengo

Ch’ ero fuori del Santo Regno.

– Sant’Antonio s’accostò,

E quel morto confessò:

Ebbe un’anima a salvare

E suo padre liberare.

– Sant’ Antonio di ciò ragiona

Sopra il pergamo ad ogni persona

Disse: se ho un poco ritardato

Ho mio padre da morte liberato.

– O miracolo certamente

Che facevano tra quella gente:

Torna il Santo predicare

E il suo Padre liberare.

– Maggior parte della gente.

Tali cose non credia:

e mandato a Lisbona un corriero

Ritrovorno che tutto fu vero.

– Sant’ Antonio glorioso,

Che nel cielo fa riposo

Con Maria gli Angeli Santi

Sia avvocato a tutti quanti.

 

Carregna:

 

Gesù Sand«, av«t« e putènd«,

dà iùt« a mènd« a mij«,

mènd« a m«mòri« mij«,

ch« i dich« du Patr« Sand’Andonj«

– Sand’Andonj« ggiglj« iucund«

nnumm« nàt« p« tutt« u munn«,

chi u tè p« vvucàt« sij«

da Sand’Andonj« iè iùtàt«.

 

Carregna:

 

Gloria patre, figlie e spirito sante,

laudame lu sante sacramente, lu sacramente .

Da n’goppe e fine sotte lu pedimente lu pedimente ei lu pedimente.

Sant’Antonj de moneche ze vestite,

e Padeve ze ne iute a predicare, a predicare.

Nuvela nuvelelle de la marine,

n’dove la va è scarecà quessa tempeste

la voglie scarecà tra magge e bbrile

quanne sbocce u hiore è primavere…

Tocche ualane mije, tocche ss’u carre

Ca jamme è vstà a chieseja sante.

Tocche ualane mije, tocche è destese

ca qua ‘nge sceme manche pi spese… 

[…]

La comunità santacrocese tutta riconosce la festa di Sant’Antonio di Padova, come parte del suo patrimonio immateriale.  Sin dalla tenera età i bambini (di cui Sant’Antonio di Padova  è protettore)  sono avviati al culto e alla tradizione del Santo Patrono, indossando nei giorni della Tredicina il saio francescano con il cordone, tratto distintivo della simbologia antoniana (confezionato interamente a mano durante il mese di maggio, poi benedetto  in occasione della messa per  l’esposizione della statua del Santo, e di lì indossato per tutta la Tredicina): risulta quasi impossibile, se non del tutto impensabile, che un santacrocese, almeno una volta nell’arco della propria vita, non abbia indossato “u moneche”, così come l’abito viene definito  nella tradizione dialettale locale; quello destinato ai bambini reca un cappuccio cucito sulla bordura del collo, quello delle bambine delle asole con bottoncini.

Le donne, soprattutto le partorienti, indossano – in alcuni casi – il saio per tutto il mese di giugno. Vi sono anziane signore che scelgono di indossarlo fino alla fine della propria esistenza, sovente per grazia ricevuta. Non mancano anche coloro che durante la Tredicina portano semplicemente  il cordone legato alla vita, pur senza indossare il saio nella sua interezza.

Molte delle donne che indossano “u moneche” di frequente appartengono alle famiglie dei carrieri e sono perciò dedite alla vestizione del carro;  altre, invece, durante il rito della Tredicina, subito dopo “la canzone dei gigli” intonata nella Chiesa Madre ai piedi del Santo, distribuiscono fra i presenti pagnotte di pane, un tempo trasportate  all’interno di cesti di vimini, posti sul capo, finemente intagliati; il pane benedetto, infatti, è un altro fra i simboli che richiamano ai  miracoli compiuti in vita da Sant’Antonio di Padova.

In occasione della festa i bambini – anche quelli che non appartengono a famiglie legate all’allestimento dei carri – realizzano i propri carretti (all’interno dei quali viene sistemato un dispositivo che riproduce  il motivo musicale della Carregna) ed effettuano la questua durante la Tredicina, girando in piccoli gruppi le strade del paese, come avviene per i grandi carri, i quali invece  si recano nelle campagne dell’agro circostante. Quello dei carretti è un modo attraverso cui i bambini entrano nel cerimoniale con grande intensità, divenendo essi stessi protagonisti e fattivi coadiutori della permanenza della tradizione locale.

I carrieri, che custodiscono la tradizione del Santo Patrono mediante l’allestimento dei carri,  vivono la festa con maggior intensità: le famiglie interessate  sono in buona parte quelle degli agricoltori e degli allevatori locali, a riprova del fatto che Santa Croce di Magliano è un paese dell’area basso-molisana a vocazione prevalentemente agricola, i cui cerimoniali seguono una ritualità scandita dal ciclo delle stagioni e dagli umori della terra.

Molti dei bovini che trainano i carri sono di proprietà e sono allevati in loco, dagli stessi uomini che poi li guideranno in processione (talvolta si affittano anche per altri cerimoniali, primo fra tutti per quello di San Pardo a Larino); viceversa, chi non possiede stalle e pratica tutt’altro mestiere, affitta o acquista gli animali dagli allevatori larinesi in vista della festa di giugno. In tutto questo andirivieni di uomini e animali, vi è un continuo scambio incrociato di pratiche e saperi, e si tessono inoltre rapporti di amicizia e di comparatico.

La pratica festiva viene trasmessa da una generazione all’altra, secondo modalità di apprendimento informale: sono gli anziani e i veterani di ciascuna famiglia che allestisce un carro a raccontare ai propri figli e nipoti, ai giovani in generale, le storie fondanti del carro e la devozione verso Sant’Antonio di Padova, avvalendosi anche di aneddoti  dallo sfondo miracoloso che vanno così a confermare l’efficacia protettiva della devozione al Santo Patrono, venerato  in tutto il mondo come il santo dei miracoli; le donne e le sarte del paese (quest’ ultime spesse volte fidelizzate a rispettivi carri, quasi a diventarne membri) si dedicano alla scelta delle stoffe e alla cucitura del vestito (“a veste du carre”) che precede la  fase della vestizione; la fase successiva sarà quella in cui, appunto,  “z men a veste” – espressione dialettale che sta proprio ad indicare l’atto in cui le donne adagiano le stoffe prontamente cucite o da assemblare su l’intelaiatura dell’arcata del carro, per poi rifinirlo con decorazioni; in questo modo le bambine e le ragazze hanno modo di assistere all’allestimento del carro, che diviene così un  momento cruciale per la trasmissione  di saperi e per la continuità della tradizione.

Gli uomini, invece, si occupano del reperimento e della sistemazione degli animali e lo fanno coinvolgendo anche i propri figli. I più abili con gli arnesi e i saperi artigiani si occupano della manutenzione del carro, addirittura vi sono a Santa Croce carrieri recentemente entrati nel sistema festivo che hanno provveduto da sé alla costruzione del proprio carro, con l’aiuto e il pieno coinvolgimento dei giovani figli. 

Un’importante modalità di trasmissione di saperi è relativa al canto tradizionale della “Carregna”, coadiuvata anche dai progetti promossi dall’Istituto Omnicomprensivo di Santa Croce di Magliano, dall’Associazione Musicando e  dalla Scuola Civica di Musica dove molti bambini, dietro sollecitazione dei genitori, si recano annualmente per imparare a suonare la fisarmonica, strumento musicale  adoperato anche per l’esecuzione del canto della Pasquetta, altro significativo rito che apre –  in gennaio-  il calendario delle tradizioni locali. I più fortunati, sono iniziati all’arte della fisarmonica (raramente, anche dell’organetto) direttamente dai nonni e dai padri, imparando così a suonare la Carregna durante la stagione invernale per non arrivare impreparati alla festa.

Vi è attualmente un unico carro, che vanta anche due giovani donne che si cimentano nel suonare gli arrangiamenti della Carregna, sapere trasmesso loro dal padre.

La Carregna è un canto monodico, per l’appunto, intonato e cantato all’interno dei Carri, e non solo, anche durante la tradizionale colazione nelle case delle famiglie dei carrieri al mattino del 13 giugno, un altro intenso  momento in cui – senza alcun dubbio –  si trasmette ai giovani il senso di appartenenza e della tradizione del santo patrono: difatti, mentre il parroco tiene la messa solenne nella Chiesa Madre, nelle case dei carrieri  si aprono le porte a passanti e conoscenti (alcuni vi si recano portando dolci e pietanze varie in segno beneaugurale) per poi dirigersi col proprio carro e raggiungendo tutti gli altri,  verso la Chiesa Madre per andare a “cacciare il Santo”, espressione che allude all’atto di andarlo a prelevare per portarlo in processione  – come fecero i frati che  accompagnarono il monaco nel suo ultimo viaggio, quando  agonizzante venne posto  sul  carro di un contadino  – aneddoto desunto dalla storia di Sant’Antonio di Padova che rimarca come la trasmissione dell’allestimento del carro, sia una pratica collettiva ma soprattutto devozionale per intere famiglie e gruppi di santacrocesi.

Le misure di salvaguardia e di valorizzazione del cerimoniale si sono concretizzate nell’ultimo decennio:  le varie amministrazioni comunali che si sono alternate sulla scena politica locale hanno tutte manifestato interesse alla salvaguardia della festa patronale, che rappresenta l’identità del popolo santacrocese – ogni anno sempre più partecipe. Non solo, nei giorni di festa in paese si riversano anche rappresentanze di altri comuni limitrofi accomunati con i santacrocesi  dalla modalità di celebrare le proprie  occorrenze festive  e i propri  Santi Patroni con carri trainati da bovini (molti degli animali sono infatti gli stessi che in maggio figurano nel cerimoniale di San Pardo a Larino, o che successivamente  parteciperanno alla festa di Sant’Antonio a Montecilfone).

Inoltre, il protocollo d’intesa  firmato dall’amministrazione comunale e  dalla comunità di pratica festiva dei Carrieri per l’adesione al circuito di candidatura “Uomini, buoi e fiori” alla Lista Rappresentativa del Patrimonio Immateriale UNESCO – che vede come comune capofila Larino – testimonia il forte desiderio di mantenere alta la guardia sui temi della salvaguardia e della valorizzazione della festa di Sant’Antonio di Padova.

La Pro Loco “Quattro Torri” di Santa Croce di Magliano, dal 2018, ha avviato il progetto titolato “Le radici e le ali”: il progetto prevede la realizzazione di stage informativi nelle scuole, a ridosso di ciascuna delle feste del calendario della tradizione locale e, nel caso della festa patronale di Sant’Antonio di Padova, coinvolgendo anche  i ragazzi del centro socio-educativo gestito dalla Cooperativa Sirio, il laboratorio è dedicato alla realizzazione dei carretti e all’intreccio del cordone, fra i simboli  del Santo di Padova, spesso avvalendosi della partecipazione delle sarte del posto, le stesse che affiancano le famiglie dei carri grandi nella vestizione.

In passato l’assenza di una numerazione certa dei carri ha originato controversie circa lo svolgimento di alcuni momenti del corteo processionale, di conseguenza lo sforzo di stabilizzazione e sistematizzazione dell’ordine numerico dei carri ai fini di un miglioramento dell’organizzazione della festa ha portato alla nascita – il 15 marzo 2022 – dell’Associazione dei Carrieri di Sant’Antonio, regolamentata da uno statuto e presieduta dal parroco. L’Associazione dei Carrieri di Sant’Antonio, organizza e promuove anche durante l’anno attività di interesse generale, il cui ricavato verrà reinvestito nei giorni di festa patronale di giugno, affinché la si possa ulteriormente incrementare e valorizzare.

Molto è stato fatto per la salvaguardia e valorizzazione della festa patronale dall’Istituto Omnicomprensivo di Santa Croce di Magliano, scuola  da sempre aperta alla promozione del patrimonio immateriale locale, con l’organizzazione di convegni e con l’attivazione di progetti di sensibilizzazione  al tema della tradizione: si menziona a questo proposito, l’ultimo progetto PON, “Teatro musicale – La magia di giugno”, per l’anno scolastico 2021/2022 – coordinato dal docente Donato Arcano (musicista e autore – fra l’altro – di una moderna elaborazione del canto devozionale della Carregna, con l’etnomusicologo Matteo Patavino, nell’album D’Amore e devozione). Si tratta di un lavoro di gruppo documentato attraverso un video (che qui è presentato, fra gli altri, a corredo della scheda), dove gli alunni nell’ adoperarsi alla vestizione di un  carretto in rappresentanza della scuola, propongono una loro narrazione della festa patronale, rintracciando gli elementi principali del paesaggio sonoro:  dallo scampanio del campanile della chiesa Madre al suono delle fisarmoniche della Carregna che si dipana dall’interno dei carri, dal  gracchiare delle ruote dei carri sull’asfalto al  risuonare continuo dei campanacci al collo dei bovini, fino al rombo delle batterie dei fuochi pirotecnici che caratterizzano il giro processionale.

L’associazione PAG- Premio Antonio Giordano, attraverso la realizzazione di opere di street art, fra i vari murales realizzati da artisti giunti a Santa Croce di Magliano da ogni parte d’Italia e d’Europa, ha promosso la realizzazione del murale intitolato “Sant’Antonio di Padova predica ai suoi seguaci”, realizzato dall’artista riminese Lucio Bolognesi in arte Basik, nei pressi della Chiesa Madre, che si presenta come una  rivisitazione in chiave contemporanea  della classica iconografia antoniana, oltre che moderno  fondale di scena durante la benedizione di carri alla sera del 12 giugno.

In generale, tutte le associazioni operanti sul territorio di Santa Croce di Magliano hanno manifestato negli ultimi anni vivo interesse nel tutelare la festa patronale, infatti ciascuna di esse secondo il proprio campo di pertinenza, s’impegna alla promozione della festa patronale.

La pratica cerimoniale di Sant’Antonio di Padova, attualmente non presenta particolari segni di rischio circa la sua vitalità: sicuramente, la scelta dei carrieri di costituirsi in associazione ha migliorato di gran lunga le cose, evitando di cadere (come accaduto in passato) in accesi dibattiti circa l’organizzazione della festa. Difatti la scelta di tutelarsi sotto l’egida associativa ha migliorato decisamente l’aspetto che riguarda l’entrata in scena dei nuovi carri, dal momento che ci si deve attenere obbligatoriamente a uno statuto e a un regolamento interno che stabilisce la modalità del sorteggio per l’assegnazione del numero di sfilata, evitando così  dissapori e consentendo a  tutti di vivere il clima festivo serenamente.

Inoltre il riconoscimento formale consente di conformarsi ai protocolli in materia di sicurezza circa lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche, che includono fra l’altro, come nel caso della festa dei carri di Sant’Antonio, la partecipazione di animali nelle processioni devozionali, in tempi in cui la burocrazia in materia è sempre più pressante.

Negli occhi degli anziani si legge l’entusiasmo nel vedere la festa crescere di anno in anno, anche se non tardano a rimarcare le ragioni principali che inducono a fare un carro, da non confondersi con la gioia fugace del momento, che potrebbe far interpretare la partecipazione al cerimoniale al pari di una moda, annientando così  il profondo  significato della devozione.

Si tenta inoltre, per quanto attiene alla trasmissione dei saperi, di invogliare i giovani ad imparare a cantare la Carregna: il timore scaturisce dal numero esiguo di cantori a fronte di un numero sempre più esteso di carri.

Allo stesso modo si cerca di mantenere più viva possibile fra i giovani carrieri la pratica della questua per le campagne, per evitare che possa perdersi la pratica dell’asta dei carri, che risente negli ultimi anni anche della crisi economica che ha portato alla  chiusura di molte aziende agricole, un tempo fervide masserie in attività.

Soggetti coinvolti

Parrocchia Chiesa Madre “Sant’Antonio di Padova”, Via della Chiesa, n.1 – 86047, Santa Croce di Magliano (CB)
Contatti: tel. 0874 729442
Comitato Festa, Via della Chiesa – 86047, Santa Croce di Magliano (CB)
Contatti: festecomitatosantacroce@gmail.com
Associazione dei Carrieri di Sant’Antonio APS, Via della Chiesa – 86047, Santa Croce di Magliano (CB)
Contatti: icarrieridisantantonio@gmail.com
Associazione Laicale “Gesù morto e Maria SS.ma Addolorata”, Chiesa Greca /Corso Umberto I – 86047, Santa Croce di Magliano (CB)
Your Content Goes Here
Associazione Musicando (*gruppo dei cantori e fisarmonicisti del canto tradizionale della “Carregna”)
Via Noce, 7 – 86047, Santa Croce di Magliano (CB). Contatti: tonino.martino@tiscali.it
Nucleo GEPA – Guardie Eco zoofile protezione ambientale, Piazza Nicola Crapsi – 86047, Santa Croce di Magliano (CB
Contatti: molisegepa@gmail.com
Your Title Goes Here
Your Content Goes Here

Elementi strutturali

  • Benedizione dei carri (pomeriggio del 12 giugno)

  • Processione dei carri con la statua di Sant’Antonio di Padova (mattino del 13 giugno)

  • Questua dei carri

  • Asta dei carri (pomeriggio del 13 giugno)

Tag

Ambiti UNESCO

  • Riti e Pratiche Sociali

  • Saperi e Tecniche Artigianali

Categoria del bene

  • Festa-Cerimonia

Photo Gallery

Video Gallery

Audio Gallery

La documentazione audio del seguente cerimoniale è presente a questo link.

Tria G.A., Memorie Storiche, Civili ed Ecclesiastiche Città, e Diocesi di Larino., Roma 1744 (Rist. An 1989);

Bindi L., L’animale, il sacro e la mano dell’uomo. Tempo, Territorio e patrimoni immateriali in cammino a Larino, Campobasso, Palladino Editore, 2017.

La Leggenda di Sant’Antonio, Archivio per lo studio delle tradizioni popolari – XI,pp.422-424, 1892.

Regina Cosco