Denominazione

  • Gioco delle voche

  • Le voche (denominazione fornita dalla comunità locale

Geolocalizzazione

Pesche (IS)

Percorso

I giocatori si riuniscono nella parte bassa del paese, nei pressi dell’incrocio che unisce Via Santa Maria del Bagno, via Mastropietro (ovvero la strada che conduce verso il centro storico del paese) ed infine la via nova, ovvero la strada provinciale che unisce Pesche alla città di Isernia. Il percorso seguito dalle squadre di gioco percorre per intero via Mastropietro, per poi fermarsi nei pressi del Cadillac Ranch all’incrocio con via Papa Giovanni XXIII.

Descrizione

Il giorno di Lunedi in Albis, più precisamente la mattina, mentre una parte della popolazione (specialmente le donne e qualche anziano del paese) partecipa alla messa presso il santuario di Santa Maria del Bagno, dei gruppi di cittadini locali, composti da giovani e adulti quasi esclusivamente di sesso maschile, si riuniscono per dedicarsi al gioco delle Voche. Il termine voche indica delle piastrelle, ovvero delle pietre dalla forma smussata, levigata e piatta che – in maniera simile a quanto accade nel gioco delle bocce – devono essere tirate nelle prossimità di un buccine (pallino o boccino).

Si parte verso le otto e mezzo o le nove di mattina, talvolta anche più tardi. Il punto di incontro è l’incrocio che taglia la via che porta al santuario con la strada provinciale che conduce al cuore del paese. Il percorso è caratterizzato dalla forte pendenza del manto stradale (una caratteristica ricorrente in tutta Pesche) il che rende anche più arduo il gioco, il cui scopo è per l’appunto, come nel gioco delle bocce, concludere la partita con il punteggio maggiore.

Una volta radunati tutti i giocatori (può avvenire che qualche partecipante si unisca a partita già iniziata) si formano le squadre. Il numero delle squadre – dalle tre alle quattro o anche di più – varia a seconda dell’affluenza, pertanto si può arrivare ad avere anche squadre di dieci o venti membri, purché il numero rimanga sempre pari. Ciascun giocatore, in base alle proprie capacità, porta di norma dai 4 ai 6 pezzi (ovvero piastrelle o voche) per poter giocare, intervallando queste ultime con pietre di grandi dimensioni utili per spazzare via le voche troppo vicine al buccine (il termine utilizzato localmente per questa azione di gioco è “pulire” il campo). Una caratteristica di questo gioco è l’imprevedibilità data dalle diverse forme e grandezze delle pietre utilizzate.

È molto frequente, inoltre, che le pietre si possano rompere o spezzare al momento del lancio, o che possano prendere direzioni diverse da quelle desiderate dal giocatore, rendendo pertanto ancora più arduo l’obiettivo di mantenere un’adeguata vicinanza al buccine. Il buccine, è una pietra che si differenzia dalle altre per la forma sferica e di dimensioni inferiori. È ovviamente necessario che sia facilmente distinguibile da tutti i giocatori. La partita inizia con dei lanci preliminari volti alla formazione delle squadre. Ogni giocatore a turno lancia la propria voca verso il pallino, ed in base alla vicinanza di ciascuna di esse si iniziano a comporre le squadre. Durante ogni partita, ogni giocatore possiede un lancio a disposizione, e a seconda della maggiore o minore prossimità delle voche lanciate nei pressi del pallino, si iniziano ad assegnare i punti: vince la squadra che arriva per prima a 21 punti. Esistono diverse tipologie di tiro all’interno di questo gioco, si veda Gioielli 2002, p. 52: “Ogni giocatore – come già detto – effettua un solo tiro per ciascuna partita. I lanci sono di tre tipologie:

– a struscio, quando la voche, lanciata di piatto, viene fatta scivolare sul l’asfalto;

– a piombo, quando la piastrella viene buttata piuttosto in alto e fatta ricadere verso il pallino percorrendo in aria una traiettoria arcuata;

– a sbuccia, cioè la bocciata, quando la pietra è scagliata violentemente con lo scopo di colpire la voche d’un avversario.

Non è raro che la piastrella, specie in occasione di lanci a piombo, nell’impatto col terreno, si spezzi in due o più parti. In tal caso il lancio è ritenuto valido e della pietra lanciata si considera “buono” il pezzo più grande rimasto. I pezzi più piccoli vengono tolti dal percorso di gioco.”

Una volta conclusa la partita, nei pressi della strada che porta al ristorante “Cadillac Ranch”, la squadra vincente e quelle perdenti risalgono nel centro storico, e festeggiano la fine dei giochi concedendosi una bevuta al bar del paese (la bevuta finale diventa oggetto di contesa della partita, e simbolo di vittoria considerato che alla squadra perdente spetta l’onere di offrire da bere).

Notizie aggiuntive

Le origini della parola voche (termine usato sia per indicare le pietre utilizzate nella pratica, che il gioco stesso) è riconducibile ad un’evoluzione dialettale derivante, molto probabilmente, dal termine latino iocus divenuto poi, in dialetto, jochë ed infine voche Gioielli 2002, pp.45); un’altra possibile etimologia del termine rimanderebbe, invece, allo spagnolo bocha (in italiano boccia), in seguito tramutata in voche (Gioielli 2002, pp.45).

Tradizionalmente il giorno prestabilito per praticare il gioco delle Voche, è il Lunedì in Albis. Può avvenire che durante l’anno vengono giocate alcune partite più “informali”, ma, nonostante ciò, la giornata ufficiale di gioco rimane il Lunedì in Albis, ragion per cui la squadra vincitrice avrà il diritto di “sbeffeggiare” scherzosamente durante tutto l’anno i perdenti, fino a quando non sarà stata concessa la “rivincita” l’anno seguente.

L’origine del gioco delle Voche e la consuetudine di giocare esclusivamente nel giorno prestabilito, secondo testimoni privilegiati abitanti del luogo, sono da rimandare alla tradizione agro-pastorale. I contadini che in passato dedicavano tutto il loro tempo al lavoro ed alla terra approfittavano della festività del giorno di Lunedì in Albis per potersi svagare giocando, esclusivamente di mattina prima di tornare al lavoro, mentre il resto della popolazione assisteva alla messa. È inoltre molto raro che, anche con condizioni atmosferiche avverse, venga annullato o sospeso il gioco.

Relativamente all’origine delle piastrelle utilizzate per il gioco, inizialmente si trattava di pietra di origine locale, che veniva arrotondata a mano tramite l’utilizzo di un’altra pietra a sua volta smussata. In seguito, è subentrato l’utilizzo di pietre reperite presso fiumi e località marine, ideali per praticare il gioco delle Voche, essendo state levigate, appiattite e corrose dal tempo passato sott’acqua. È inoltre pratica comune per i cittadini di Pesche accumulare e conservare durante l’anno pietre che poi verranno utilizzate per il gioco.

Cronologia

Non si hanno fonti certe sull’anno di origine del gioco. Attraverso le testimonianze di abitanti del luogo si può datare orientativamente la nascita di questa pratica ludica sicuramente in anni antecedenti alla Prima Guerra Mondiale.

Il gioco delle Voche viene praticato con cadenza annuale, il Lunedì in Albis.

La manifestazione è stata sospesa nel 2020 causa pandemia da SARS-CoV 2.

Ulteriori informazioni

Il gioco delle voche è conosciuto e praticato in altri comuni del Molise, sebbene con qualche variazione nella terminologia e nella pratica.  

Ad Isernia, ad esempio, viene usato il termine joca per riferirsi alle piastrelle come strumenti di gioco (il materiale può variare dalla pietra al mattone). Sempre ad Isernia la joca prendeva anche il nome di gioco della miercallerta. Con mierche si identificava il “mezzo mattone messo in piedi, con sopra le monete di metallo, per essere colpito con le piastrelle, dette joche” (Santilli 1988, pp.  208; Gioielli 2002, pp. 49)

Il gioco delle Voche è prettamente praticato dalla popolazione maschile. Essendo un gioco strettamente legato al giorno di Pasquetta, tradizionalmente le donne del paese partecipavano alla messa del mattino, mentre gli uomini si riunivano per giocare. Nonostante ciò, non è impossibile che la composizione delle squadre di voche sia talvolta mista (uomini e donne).

La pratica del gioco delle Voche e le sue regole vengono tramandate oralmente all’interno della comunità, di generazione in generazione. È stato infatti registrato, negli ultimi anni e durante Pasquette più recenti, un forte coinvolgimento delle nuove generazioni che entrano a far parte delle squadre di voche.

Le misure di valorizzazione registrate fino ad ora includono la pubblicazione, all’interno di una collana di antropologia visiva, dal titolo “Molise Ludico” di un video-documentario sulle tradizioni molisane, tra le quali figurano anche il gioco delle Voche di Pesche (le riprese risalgono al 1° Aprile 2012). La collana è stata diretta da Mauro Gioielli, edita da Palladino Editore.

Ad oggi non vi sono misure di valorizzazione delle Voche messe in atto dalla comunità che pratica questo gioco, né tantomeno esiste un’associazione che si occupa direttamente dell’organizzazione e della salvaguardia.

Soggetti coinvolti

Comunità di Pesche
Il gioco delle Voche è sostenuto e praticato da un gruppo di cittadini locali che annualmente si riunisce per portare avanti questa tradizione
Associazione via Arciprete Biondi, 53 – 86090 Pesche (IS) (la pro-loco di Pesche)
Un'Associazione Turistica e Culturale, ha sede in via Arciprete Biondi, 53 – 86090 Pesche (IS); e-mail: prolocopesche10@yahoo.com

Elementi strutturali

  • Raduno e formazione delle squadre

  • Conteggio e lancio delle Piastrelle

  • Percorso di gioco

  • Festeggiamenti della squadra vincitrice

Tag

Ambiti UNESCO

  • Riti e Pratiche Sociali

Categoria del bene

  • Gioco

Photo Gallery

Video Gallery

Baccari P., Appunti di folk-lore molisano, Napoli, A. Miccoli, 1930

 

Bagnoli N., Discenza M., Faralli G., (a cura di), Lessico comparato dei comuni molisani compresi nelle valli interne del Biferno, del Trigno e del Volturno, Venafro, Edizioni VITMAR, 2001

 

Gioielli M., Etnomemorie, Campobasso, Palladino Editore, 2002

 

Gioielli M., Il Molise Ludico di Gioielli, in «Il quotidiano del Molise», a. 5, 2002, n.159, pp.5 (http://www.maurogioielli.net/VIDEO%20images/Molise%20ludico.pdf )

Gioielli M., Le tradizioni popolari, in Dal Tratturo al Matese, a cura di G. De Benedittis, Campobasso, Amministrazione Provinciale, 2001

Barbara Mercurio con la partecipazione di Antonio Esposito, Rosaria Fuschino, Chiara Giuditta Parmigiano (come soggetti intervistati e crediti)