Denominazione

  • La Processione del Venerdì Santo o Processione del Cristo Morto (denominazione generica con cui è conosciuto il cerimoniale)

  • La Processione degli Incappucciati (denominazione utilizzata abitualmente dalla comunità locale)

Geolocalizzazione

Isernia (IS)

Percorso

Il rito processionale del Venerdì Santo ad Isernia, il cui luogo di inizio e conclusione è la chiesa di Santa Chiara all’interno del centro storico, presenta due percorsi specifici che vengono adottati in base all’anno in cui la manifestazione si svolge.

Negli anni pari, è previsto il seguente tragitto: corso Marcelli, piazza Celestino V, piazza Carducci, via d’Apollonio, via Kennedy, via Sturzo, via De Gasperi, corso Garibaldi…

Descrizione

La processione del Venerdì Santo di Isernia ha luogo nella tarda serata del Venerdì di Passione e morte di Gesù e prevede un lungo e tacito corteo che sfila per le vie della città pentra con le statue del Cristo Morto e dell’Addolorata partendo dalla chiesa di Santa Chiara, nella quale le suddette sono custodite per tutto l’anno.

Il rito è caratterizzato da due elementi dominanti: il silenzio, che contraddistingue il cerimoniale rispetto alle altre manifestazioni processionali di Isernia, e la nutrita presenza degli Incappucciati, fedeli penitenti che indossano vesti bianche con un cappuccio che copre interamente il volto, un cordone rosso che cinge i fianchi e le teste coronate da spine o ramoscelli vegetali. Tra i penitenti, ve ne sono alcuni che svolgono l’intera processione scalzi, o soltanto con delle semplici calze bianche, ma comunque privi di calzature.

L’organizzazione del corteo è gestita, ormai da secoli, dalla Confraternita del Santissimo Sacramento, a volte detta del Corpo di Cristo, la quale cura la struttura della processione e il ruolo che ogni soggetto va a ricoprire. La sua sede corrisponde con la chiesa di Santa Chiara, da cui inizia e termina il cerimoniale e all’interno della quale si svolgono parte dei preparativi, nello specifico quelli riguardanti gli Incappucciati portatori delle due statue (detti anche mazzieri), delle Croci Calvario e degli Ecce Homo.

Già nel primo pomeriggio, dopo la consegna delle mantelline (o mozzette) ai vari membri delle Confraternite, nell’edificio si intraprende la preparazione delle due statue processionanti da parte delle donne isernine. Intorno al corpo martirizzato del Cristo vengono sistemati fiori freschi donati dai cittadini, generalmente garofani e rose dalle colorazioni rosse e bianche con le rispettive sfumature, che rimandano all’acqua e al sangue fuoriusciti dal costato di Gesù. All’Addolorata, invece, vengono fatti indossare un’elegante veste nera ed un lungo manto, entrambi impreziositi da fini decorazioni dorate; la testa è coronata e sul petto si staglia un cuore in argento trafitto da sette pugnali. Questi ultimi alludono, secondo una consolidata credenza isernina, ai sette peccati capitali, ma in realtà corrispondono ai sette dolori della Vergine: la profezia di Simeone, la fuga in Egitto, Gesù smarritosi nel tempio, la Madre incontra il Figlio lungo la via del Calvario, la Madonna ai piedi della croce, la deposizione con la Vergine che accoglie fra le braccia il Cristo Morto, Maria presso il sepolcro.

Oltre alla congrega del SS.mo Sacramento, ve ne sono altre tre che coordinano il proprio gruppo e partecipano alla processione; nello specifico si tratta della Confraternita di Santa Maria del Suffragio (in origine chiamata del Purgatorio), di Sant’Antonio di Padova e del Santissimo Rosario, popolarmente nota come San Domenico. Ogni congregazione si distingue dalle altre per la differente colorazione della mozzetta e per uno specifico stemma identificativo. La mantellina del SS.mo Sacramento è rossa e ha come simbolo l’ostensorio con il Corpo di Cristo, venerato da due confratelli che pregano in ginocchio; quella di Santa Maria del Suffragio è celeste e presenta l’icona della Vergine verso cui aspirano le anime del Purgatorio; marrone è quella di Sant’Antonio di Padova, raffigurante il santo portoghese con un Bambinello e un giglio, ed infine nera quella del SS.mo Rosario, sulla quale è illustrata l’apparizione della Vergine del Rosario a San Domenico. Le quattro congreghe, inoltre, effettuano la vestizione dei propri membri nelle rispettive chiese di appartenenza, per poi ritrovarsi tutti in Santa Chiara per l’avvio del corteo. Per Santa Maria del Suffragio risulta essere la chiesa di San Francesco, per Sant’Antonio di Padova l’omonima chiesa e per il Santissimo Rosario, o San Domenico, è attualmente la chiesa del Sacro Cuore, ma precedentemente al bombardamento del 10 settembre 1943, era proprio la chiesa intitolata al santo predicatore.

Per un breve periodo, al corteo ha partecipato anche la ricostituita Arciconfraternita di San Nicandro e San Pietro Celestino, di cui si è ormai persa traccia da circa un decennio; dal 1996, invece, ha iniziato a sfilare anche la Confraternita ‘La Fraterna’, che si rifà all’antica Fratarìa di San Pietro Celestino, sodalizio laicale di confratelli istituito dallo stesso Santo. Tuttavia, quest’ultima non ha avuto storicamente alcun ruolo specifico rispetto alle quattro sopracitate, esistenti già tra il Sei e il Settecento. Attualmente, ha una presenza costante ma pur sempre differente rispetto alle altre confraternite; non a caso, per questa congrega non è prevista la mozzetta, ma una lunga mantella azzurra con il simbolo dell’antico ordine celestiniano.

Durante il corteo sfilano tre tipologie di croci: le ‘Calvario’, che alludono alla croce portata da Gesù sul Golgota, le ‘Sudario’, intorno alle quali viene avvolto un panno bianco che richiama sia il velo donato dalla Veronica sia le garze lasciate nel sepolcro da Cristo, e quelle ‘della Passione’ (tempo addietro definite anche come ‘della Via Crucis’), di dimensioni più grandi e decorate dai vari simboli del martirio. Nello specifico su di esse sono applicati: “il gallo, riferito all’episodio evangelico della negazione di Pietro, la corona, i chiodi, la spada, la lancia, i flagelli, la brocca e il bacile, il calice dell’Eucarestia, il martello, il bastone con la spugna intrisa di aceto, la tenaglia e la scala, per schiodare e deporre il corpo, la borsa con i denari di Giuda, la mano, a ricordo dello schiaffo dato a Cristo, i dadi, usati dai soldati per tirare a sorte la veste” (De Simoni 2007: 97). I tre busti dell’Ecce Homo, invece, rappresentano Gesù dopo la flagellazione, quando pieno di ferite, con un mantello rosso, i polsi legati e il fusto di canna (quest’ultimo simbolo di scherno) viene presentato da Ponzio Pilato alla folla. I simulacri presentano delle sembianze differenti che permettono di distinguere l’appartenenza alle rispettive Confraternite dei tre Incappucciati che sfilano con gli stessi, ad eccezione di quella di San Domenico che non ne ha.

I portatori delle Croci Sudario e della Passione appartengono alle quattro principali congreghe e non indossano il cappuccio, a differenza di coloro che sorreggono le Croci Calvario, le statue del Cristo e dell’Addolorata e i busti. Prima del 1989, in realtà, soltanto i mazzieri avevano il capo coperto; successivamente, l’utilizzo del cappuccio è stato esteso anche ai portatori delle Croci Calvario e dei busti dell’Ecce Homo. Queste due categorie, inoltre, devono recitare perennemente il rosario durante l’intero rito processionale.

L’espediente del volto coperto ha origini remote ed è finalizzato a conservare l’anonimato dei penitenti, rendendo più efficace il valore spirituale del gesto compiuto dagli stessi, ad annullare le differenze di genere – poiché da diversi decenni anche le donne possono partecipare all’evento – e a conferire ulteriore drammaticità al cerimoniale. Si tratta, inoltre, di un cappuccio “di tipo floscio, ovvero con la punta che ricade all’indietro, a differenza di quello “armato” (cioè rigido e a forma di alto cono, come ad esempio il capirote spagnolo). Tale copricapo e coprivolto ha un valore catartico per chi lo utilizza. Gli Incappucciati, infatti, partecipano alla processione per scopi di purificazione” (Gioielli 2022: 11) ed espiazione dei propri peccati.

L’ordine del corteo del Venerdì Santo, ormai consolidato da qualche anno, è il seguente:

  • Confraternita Santa Maria del Suffragio
  • Confraternita Sant’Antonio di Padova
  • Confraternita Santissimo Rosario
  • Confraternita Santissimo Sacramento
  • Confraternita La Fraterna
  • UNITALSI
  • Gruppo AGESCI Isernia
  • Banda musicale
  • Gruppo corale
  • Clero
  • Statua del Cristo Morto
  • Statua dell’Addolorata
  • Portatori di statue, croci, busti
  • Autorità
  • Fedeli

Notizie aggiuntive

Il rituale si inserisce in un vasto e affermato repertorio di cerimoniali legati alla Settimana Santa (intervallo di tempo compreso tra la Domenica delle Palme e la Domenica di Pasqua) e alla Passione di Gesù, fortemente diffusi in Molise (si pensi anche al Venerdì Santo di Campobasso), nell’Italia centro-meridionale e nei paesi europei prevalentemente cattolici, in primis in Spagna.

Si tratta di un dramma sacro con cui viene rievocata la passione e la morte di Cristo attraversando le vie e le strade della città, decorata di luci e addobbi in vista del transito delle statue del Gesù Morto e della Mater Dolorosa; non a caso è stato definito come un “dramma mobile” (Gioielli 2008), in quanto percorre un itinerario spaziale e spirituale, quest’ultimo di tipo sia individuale sia collettivo. In un clima di forte pathos e coinvolgimento, il popolo partecipa in maniera unitaria e in assoluto silenzio alla perdita di Gesù, Agnello immolato (Agnus Dei) per l’intera comunità.

In seguito al Concilio di Trento e alla Controriforma, furono interrotte tutte quelle manifestazioni che minacciavano l’integrità dei dogmi cattolici, che proponevano interpretazioni corrotte e pericolose e spettacolarizzavano la religione. Tuttavia, i riti processionali non furono soggetti a tali sospensioni in quanto permettevano un recupero e una celebrazione degli episodi della vita e della morte di Gesù, della Madonna e dei Santi.

Il corteo, compreso quello isernino, abbonda di elementi iconici, di tipo religioso e tradizionale-culturale, che spingono l’uomo alla riflessione non esclusivamente legata al concetto di morte, lutto e sofferenza, bensì all’importanza del sacrificio, della rinascita e della rigenerazione. Al senso di debolezza morale, alla subalternità e alla sofferenza, si affiancano dunque il dialogo, la riscoperta, la riflessione, la luce che vince le tenebre, conferendo un nuovo significato al Venerdì Santo, inteso spesso e unicamente come giorno di angoscia, tristezza ed espiazione dei peccati. A partire dal venerdì, che è il giorno della transizione, ci si avvia verso il trionfo della vita sulla morte mediante la Resurrezione nella Domenica di Pasqua…

Cronologia

Manca una data certa volta ad attestare l’introduzione del rito ad Isernia; tuttavia, si fa risalire l’origine del dramma sacro alle prime rappresentazioni liturgiche del periodo medievale. La partecipazione si è intensificata nel corso dei secoli, nello specifico tra il Seicento e il Settecento, permettendo al cerimoniale di acquisire notevole importanza e garantendone la sua trasmissibilità fino ad oggi.

La Processione degli Incappucciati si svolge con cadenza annuale nella tarda serata del Venerdì Santo e dura circa tre ore; nel primo pomeriggio, invece, hanno inizio la preparazione delle statue, dei mazzieri e dei portatori delle ‘Croci Calvario’ e dei busti nella chiesa di Santa Chiara e la vestizione dei vari figuranti all’interno delle rispettive chiese di appartenenza delle quattro confraternite partecipanti.

Il cerimoniale ha visto un’interruzione negli anni 2020 e 2021 a causa dell’emergenza pandemica da Covid-19 e ha ripreso la sua consueta tradizione il 15 aprile del 2022.

Ulteriori informazioni

Il Maestro Fabio Palumbo, direttore del coro del Venerdì Santo di Isernia, ha realizzato due brani inediti (composizione musicale e testo) in occasione del rito processionale, specificatamente nel marzo 2012 Lascia che pianga vedendoti morire (https://www.youtube.com/watch?v=GcOfDKw4QjU ) e nel marzo 2014 Implorazione (https://www.youtube.com/watch?v=C6zlSubB_F8&t=97s ); entrambi sono scritti per coro e banda musicale e vengono eseguiti alternandosi al rosario e al silenzio, quest’ultimo tra gli elementi dominanti del cerimoniale. Lascia che pianga vedendoti morire viene eseguito come primissimo brano all’uscita del Cristo Morto dalla chiesa di Santa Chiara. 

 

LASCIA CHE PIANGA VEDENDOTI MORIRE, Fabio Palumbo (2012)

 

Gesù Cristo crocifisso

sopra il legno della croce.

Condannato da Pilato e dal suo popolo

a morire per noi.

 

Ecco l’uomo, il Salvatore:

Jesu Christe!

E Maria sotto la croce lo guardava

con il cuore trafitto dal dolor.

 

Lascia che pianga, Signore,

vedendoti morire.

Per una madre

è un grande dolore

vedere un figlio che palpita e muore.

 

Lascia che pianga vedendo

i chiodi sul tuo corpo.

Sopra la croce ti sento soffrire,

il sangue che scende e cade sulla terra.

 

Figlio mio, non andar via;

ti prego: non mi lasciare!

Vorrei che tutto questo

non fosse successo mai.

 

Parlami ti prego:

dimmi che m’ami;

ti voglio sempre vicino.

Un giorno ci rivedremo

in cielo con te, Gesù!

 

IMPLORAZIONE, Fabio Palumbo (2014)

 

È Lui il nostro Salvatore, 

figlio di Dio Padre nostro Signor.

È Lui il nostro Redentore,

fatto uomo per l’umanità.

Oh nostro Maestro, proteggici, graziaci, salvaci da tutti i mali.

Eterno Padre, ascoltaci in questo triste giorno

afflitti dal dolore: noi ti chiediamo grazia.

Per amor nostro Tuo figlio hai mandato

per rivelare agli uomini il mistero della vita.

Sostienici, amaci, guidaci verso Te

e con Te noi vivremo per sempre uniti dalla grande fede.

Questo è il Tuo corpo, pane del cielo che ci nutre;

il Tuo sangue, vera linfa viva che sostiene tutta la Tua Chiesa.

Sulla croce hai dato la vita per noi uomini: 

poveri, miseri peccatori amati da Te.

Nostro Gesù, aiutaci a stare sempre vicino a Te.

Tu sei per noi l’eternità.

Figlio di Dio, ci rivolgiamo a Te con devozione e riconoscenza;

Ti affidiamo i nostri mali, le tante croci di tutto il mondo.

Cristo pietà, pietà di noi;

siam peccatori ma figli Tuoi.

Accoglici accanto a Te nel regno della resurrezione, nostro grande Re!

La processione del Cristo Morto è tra gli eventi più sentiti dalla popolazione isernina, la quale prende parte al rituale con solennità, devozione e raccoglimento.

A differenza delle altre cerimonie processionali che si svolgono nella città e in cui spesso si verificano distrazioni e schiamazzi, durante l’intero percorso del Venerdì Santo si osserva un collettivo e rigoroso silenzio, volto a celebrare e riflettere sulla giornata e sui suoi molteplici messaggi.

Il rituale, inoltre, rientra tra quegli ‘appuntamenti’ culturali regionali a cui nessuno può mancare, motivo per il quale annualmente giungono ad Isernia per assistere al corteo commemorativo un folto numero di fedeli e curiosi provenienti dai comuni della provincia pentra e campobassana e dal resto dell’Italia intera.

La trasmissione del rito, che non si compone soltanto della partecipazione al corteo ma anche dei molteplici preparativi per la sua organizzazione, avviene in maniera informale all’interno di ogni singola famiglia isernina e della comunità religiosa e non. Già a partire dall’età di 5-6 anni, i bambini vengono introdotti all’interno delle rispettive confraternite di appartenenza per collaborarvi in modo diretto e partecipativo.

Occorre mettere in risalto la determinazione della comunità isernina e la sua capacità nell’aver consolidato, nel corso degli anni, la tradizione del presente cerimoniale trasmettendola all’interno delle famiglie e garantendo un coeso legame collettivo.

Nonostante il rituale venga svolto in un’unica giornata, il Venerdì Santo per l’appunto, i preparativi per permettere la buona riuscita dell’evento tengono impegnati per svariati e lunghi mesi gli scrupolosi e attenti organizzatori.

Non si rilevano minacce volte a compromettere la trasmissione e la prosecuzione del rito processionale. Ad esso, infatti, partecipa annualmente l’intera comunità isernina con devozione ed estrema diligenza sia svolgendo ruoli attivi (portatori di statue, busti e croci, coro, addetti alla preparazione e vestizione delle statue e dei figuranti, addetti all’organizzazione del rito, ecc…) sia come membri del corteo commemorativo.

A partire dalla giornata della Candelora (2 febbraio), gli organizzatori della processione e i coordinatori delle varie confraternite stilano delle liste di partecipazione all’evento, registrando cospicui numeri di aderenti allo stesso (in alcuni casi diventano delle vere e proprie liste di attesa), tra cui anche molti bambini e adolescenti.

Soggetti coinvolti

Confraternita del Santissimo Sacramento
Organizzatrice della processione
Confraternite di Sant’Antonio di Padova, di Santa Maria del Suffragio e del Santissimo Rosario
Le quali, insieme alla confraternita del Santissimo Sacramento, partecipano al corteo coordinando lo stesso e occupandosi della preparazione e dei ruoli da affidare ai vari figuranti
Comunità isernina
Fedeli processionanti, portatori di statue, busti e croci, addetti all’organizzazione, addetti alla preparazione e vestizione, addetti alla sicurezza del traffico e della viabilità
Coro del Venerdì Santo

Banda musicale
La cui provenienza muta ogni anno
Vescovo della Diocesi Isernia-Venafro e clero
Amministrazione comunale della città
Autorità politiche e militari

Elementi strutturali

  • Preparazione delle statue del Cristo Morto e della Mater Dolorosa

  • Vestizione degli Incappucciati che sfilano con le statue, le ‘Croci Calvario’ e i busti dell’Ecce Homo e dei penitenti che sorreggono le ‘Croci Sudario’ e le ‘Croci della Passione’

  • Rito processionale nel centro storico e urbano

  • Rappresentazione di un dramma sacro, nonché momento di commemorazione di Gesù, figlio di Dio, immolato per l’intera umanità

  • Presenza di numerosi simboli, icone e richiami alla Passione di Ges

  • Corteo di fedeli

  • Introduzione, negli ultimi decenni, del coro del Venerdì Santo, i cui canti si alternano alle marce funebri suonate dalla banda musicale e al silenzio; quest’ultimo elemento risulta dominante durante l’intero cerimoniale

  • Partecipazione assidua e solenne al rito, tramandata in ogni famiglia isernina fin dalla tenera età mediante l’inserimento all’interno delle Confraternite o collaborando all’organizzazione dell’evento

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Photo Gallery

Per ulteriore documentazione fotografica si rimanda a Pino Manocchio e a Gioielli, Cristicini 1987.

Video Gallery

De Simoni E., Isernia: Processione del Cristo Morto, in «Conoscenze: rivista semestrale della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Molise», anno IV, 1/2007, pp. 95-101.

 

Gioielli M., Il catartico rito delle identità celate. Gli Incappucciati del Venerdì Santo, una storia antica, in «Primo Piano Molise», 15 aprile 2022, p. 11.

 

Gioielli M., Feste, fiere, culti e processioni, in «Archeomolise», gennaio-aprile, anno IX, n. 30, 2018, pp. 102-113.

 

Gioielli M., Il dolore celebrato. Le processioni del Venerdì Santo a Campobasso e Isernia, Campobasso, Palladino Editore, 2010.

 

Gioielli M., Antropologia della morte. Significati e simbologie del Venerdì Santo a Isernia, in «Extra», anno XV, n. 11, 22 marzo 2008, pp. 16-17.

Gioielli M., Cristicini L., La processione del Cristo Morto, Isernia, Associazione turistica pro-loco Città di Isernia, 1987.

 

Esterina Incollingo con la partecipazione di Luciano Cristicini, Mauro Gioielli, Jacopo Incollingo, Fabio Palumbo (come soggetti intervistati)