Denominazione

  • Misteri

  • Processione dei Misteri

  • Corpus Domini

Geolocalizzazione

Campobasso (CB)

Percorso

Il cerimoniale parte dal Museo dei Misteri, sito in via Trento. Alle ore 10:00 si aprono i cancelli ed ha inizio la processione, che si snoda lungo un percorso di tre chilometri e mezzo attraversando il centro della città. Dopo la benedizione impartita dall’Arcivescovo di Campobasso-Bojano, dal balcone principale del Municipio, i Misteri fanno ritorno al Museo per uscire di nuovo l’anno successivo….

Descrizione

La Processione dei Misteri (o del Corpus Domini) è stata istituita come festività ufficiale a partire dal 1264. E’ considerata una delle feste centrali per la cristianità ed è quella maggiormente legata al mistero dell’Incarnazione e della comunione eucaristica tra uomo e Dio.

I Misteri sono “macchine” o “ingegni” costituiti da una base di legno, nella quale è inserita una struttura in ferro fucinato che, sviluppandosi in verticale, si ramifica e porta ad ogni estremità delle imbracature, in ognuna delle quali viene posto un bambino. Da qui l’espressione “quadri viventi” che ben si adatta a questi congegni, in cui il dinamismo dei figuranti si fonde perfettamente con la staticità della struttura in ferro.

La processione si svolge ogni anno a Campobasso la domenica successiva alla solennità della Santissima Trinità (in genere a giugno) e vede sfilare tredici Misteri (nel 1959 c’è stato l’inserimento del Mistero del Sacro Cuore di Gesù). I cosiddetti “ingegni” sono caratterizzati da personaggi animati e portati a spalla lungo il percorso cittadino, da “portatori” esperti e accuratamente selezionati. L’idea geniale dei Misteri di Campobasso proviene dalla creatività di Francesco Saverio di Zinno (1718-1781) un artista di origine campobassana, che aveva lavorato a lungo a Napoli presso le botteghe di diversi maestri d’arte. Egli esplorò il tema della materia plasmata in modo tale da suggerire l’idea del movimento in una ricerca di forme che portò all’estremo compimento proprio nella creazione dei ‘ferri’ che sostengono i Misteri del Corpus Domini. Questi rappresentano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento ed altre tratte dalla vita di alcuni Santi.

Il primo Mistero a sfilare, nell’attuale ordine processionale che risale presumibilmente agli inizi del Novecento, è quello di Sant’Isidoro, detto anche la Face, perchè anticamente era preceduto dalla fiaccola dei coloni portata a spalla dai contadini e seguita da suonatori di zampogne.

Il secondo è San Crispino, in cui gli angeli in volo annunciano il futuro martirio. Questo Mistero sostituì la ‘Face degli artieri’, anch’essa anticamente portata a spalla dagli artigiani della città e accompagnata da suonatori di violino.

I primi due Misteri mostrano bene come alcune scene sacre fossero legate presumibilmente in tempi passati ad una particolare componente sociale e persino politica dello scenario urbano: non a caso i primi due “ingegni” a sfilare sono posti in relazione al ceto dei contadini e a quello degli artigiani, che rappresentavano un tempo due componenti rilevanti del tessuto urbano e periurbano.

Segue per terzo il Mistero di San Gennaro: una scena piuttosto complessa che rappresenta il Santo in atto di fermare un’eruzione del vulcano. Gli angeli, che lo affiancano e lo sovrastano, hanno in mano l’ampolla con il sangue del celebre miracolo annuale, che tanto vivo ha reso in Campania come altrove, il culto del santo; ai piedi del gruppo sospeso, un figurante sdraiato dall’aspetto di un povero vecchio, tiene in pugno una vanga che riprende un’iconografia nota del fiume Sebeto rintracciabile già nelle monete napoletane del Settecento. L’aspetto di maggiore interesse di questo Mistero – oltre al legame tra Campobasso e Napoli cui esso rinvia – è legato al fatto che il Mistero contenga la raffigurazione personalizzata di un elemento naturale come il fiume, che rinvia ad un’iconografia antica. Allo stesso modo, dietro al personaggio sdraiato a terra, è raffigurata una sorta di miniatura del Vesuvio di cui egli impedisce l’eruzione.

L’aspetto della miniatura contestuale riprodotta nel Mistero la si ritrova anche nel quarto, l’Abramo, un Mistero di argomento vetero-testamentario. Qui la miniatura rinvia al monte Moriah dove probabilmente si ritiene si svolga la scena in cui Abramo sta per uccidere Isacco e un angelo lo ferma, perchè Dio ha apprezzato la sua fede, ma non vuole che compia l’atto estremo.

Il Mistero che immediatamente lo segue è quello della Maria Maddalena (il quinto). La scena raffigurata dal Mistero trae origine da un’antica tradizione medievale secondo cui, dopo la Resurrezione di Cristo, Maria Maddalena e alcuni cristiani furono abbandonati alla deriva in una barca senza remi né vele che miracolosamente approdò nel sud della Francia. Qui Maria Maddalena visse in penitenza fino a quando, sentendo la fine vicina, chiese al Vescovo San Massimino di “comunicarla”. Il Vescovo, entrato in Chiesa, vide il corpo di Maria Maddalena sospeso a mezz’aria nei pressi dell’altare e la sua anima salire al cielo.

Particolarmente interessante è il sesto Mistero, quello di Sant’Antonio Abate, che rappresenta il Santo in volo affiancato da due angeli. Uno di questi porta il bastone con la campanella dell’anacoreta, l’altro ha in mano il libro delle preghiere con sopra una fiamma: simbolo delle capacità terapeutiche attribuite al Santo. La scena è sovrastata da un diavolo che rappresenta le tentazioni lascive a cui il santo fu sottoposto. Un altro diavolo è in piedi sulla barella di fronte ad una fanciulla seduta. Nella versione ufficiale del Mistero la ‘donzella’ – come viene chiamata – altri non è che il Diavolo stesso, che cerca anche in questo caso di indurre in tentazione il Santo eremita. Questo Mistero ha un grande impatto spettacolare e scenografico: i diavoli sono gli unici figuranti – insieme agli altri diavoli del Mistero del San Michele – a poter parlare, anzi gridare, tra tutti i figuranti che prendono parte alla processione, che al contrario sono severamente muti e immobili.

I Diavoli, coperti di fuliggine o di grasso nero, sporcano chiunque si avvicini loro; prima della partenza dei Misteri è abbastanza usuale che imbrattino – con le loro mani – i visi delle autorità locali.

All’ingegno di Sant’Antonio Abate, segue il primo Mistero dedicato alla Madonna ovvero l’Immacolata Concezione (settimo). In realtà si tratta di un’immagine della Vergine che si erge su una sfera celeste, avvolta da una fascia con le costellazioni dello zodiaco, con al lato una falce di luna che simboleggia l’instabilità delle vicende umane. Alla base del Mistero si vedono una croce ed un serpente sollevato come nell’atto di mordere, che rappresentano rispettivamente la redenzione attraverso il sacrificio di Cristo e la condizione di peccato nella quale si trova l’uomo. Ai piedi di Maria, ai due lati della sua figura e dietro, vi sono quattro angeli e un ultimo (in alto sulla testa), recante la corona di dodici stelle rappresentanti le rispettive virtù della Madonna.

Particolarmente complesso è il Mistero di San Leonardo (ottavo), oggi anch’esso sottoposto da un punto di vista morfologico-estetico ad una netta riformulazione, se comparato alle immagini di inizi Novecento. San Leonardo, vestito da sacerdote, poggiato su un fascio di nuvole, soccorre due prigionieri. Ai suoi lati si trovano due angeli, in basso, e un terzo in posizione semisdraiata. Sulla barella, seduti, due prigionieri alla gogna sorvegliati da un soldato. L’interesse particolare di questo Mistero è nel fatto che esso ospiti l’immagine di due detenuti e che San Leonardo sia qui ricordato per il fatto di essere protettore di tutti coloro che sono incarcerati senza giusta causa.

Allo stesso modo il Mistero di San Rocco (nono) rappresenta coloro che soffrono e sono malati e trovano conforto e rifugio nella fede. San Rocco, infatti, è in abiti da pellegrino e si prepara a guarire la piaga di un appestato, indicando in segno di devozione e fede, una croce. Vicino a lui due angeli di cui uno recante una scritta ‘Rochum invoca et sanus eris’ che rinvia al potere taumaturgico del Santo. Sulla barella, quasi giacente, il malato che riceve la guarigione e il cane che lo ha aiutato nella sofferenza.

Al San Rocco segue il Mistero dell’Assunta (decimo), in cui Maria, sorretta da una nuvola, sale al cielo. La circondano tre angeli che cospargono il sepolcro con petali di fiori ed un altro che la sovrasta porgendole la corona di Regina. Al lato destro Cristo, accogliendo la Madre in cielo, è in atto di benedire. Sulla barella è appoggiato un pesante sepolcro su cui è deposto il sudario bianco che avvolgeva la Vergine; dinanzi ad esso, in ginocchio, prega un altro angelo.

Nel Mistero di San Michele (undicesimo), l’arcangelo impugna la spada con la mano destra per allontanare dal paradiso terrestre Lucifero insieme agli angeli ribelli. Essi vengono respinti nell’inferno che viene simboleggiato dalla testa di un drago con la bocca spalancata.

Altrettanto ricco di personaggi e complesso nella fattura è il Mistero di San Nicola (dodicesimo) che raffigura il santo mentre solleva per i capelli un fanciullo a lui devoto, tenuto ingiustamente schiavo presso una ricca famiglia in Oriente. Un altro servitore ammira la scena miracolosa, mentre al lato del santo un angelo tiene tra le mani un libro: si tratta del Vangelo che l’Imperatore Costantino donò a San Nicola dopo la sua conversione. Su di esso sono fissate tre sfere dorate che simboleggiano le doti che il santo provvide a donare a tre ragazze povere.

Chiude la processione il Mistero del SS. Cuore di Gesù, costruito nel 1959 per portare a tredici il numero dei Misteri superstiti (dopo il primo collaudo dello stesso Di Zinno e il terremoto del 1805). La scena rappresenta quattro angeli, piazzati a diverse altezze, disposti intorno ad una ghirlanda di fiori che riproduce un grande cuore con all’interno il monogramma di Cristo, JHS (Jesus Hominum Salvator). Disposte sulla barella due figure raffiguranti la Sacra Famiglia rappresentata dalla figura di San Giuseppe, con il bastone da montagna, e la Vergine Maria, seduti uno di fronte all’altro.

I tredici Misteri vengono portati a spalla lungo il percorso cittadino in mezzo a una folla entusiasta e trepidante.

La tensione costante tra dimensione terrena e aspirazione spirituale è il cuore del Mistero stesso del Corpus Domini e della devozione popolare che ad esso è rivolta. Ciò è perfettamente sintetizzato in quelle figure fissate al “ferro” che suggeriscono il volo; il tentativo è perfettamente riuscito alleggerendo i pesi, oscurando le strutture degli ingegni e la relativa la fatica e sforzo dei portatori. Questo è il “miracolo” dei Misteri.

Notizie aggiuntive

Il Corpus Domini è una delle feste centrali per la cristianità a partire dalla fine del 1200, e divenne poi festa controriformistica per eccellenza, conoscendo tra il Seicento e la prima metà dell’Ottocento una straordinaria fortuna popolare in Italia, ma anche in Spagna, in Francia e in Portogallo. Da qui il fatto che una città religiosa, facente parte dell’Europa più influenzata dal cattolicesimo e poi, seppur marginalmente, del Regno di Napoli, scegliesse questa occorrenza per celebrare la propria devozione e rifondare annualmente il vincolo comunitario che teneva salda la città, le singole confraternite e le componenti sociali e economiche al suo interno.

Come ci ricorda Letizia Bindi (2009): “altre vicende storicamente documentate, seppur in modo frammentario, come, ad esempio, la peste del Quattrocento così come altri gravi episodi di carestia, il nuovo clima religioso diffusosi in conseguenza di questi eventi tragici, spinsero a tradurre nella celebrazione dei Misteri la rinsaldata fede cristiana e ad organizzare di fatto intorno alla festa l’intero tessuto cittadino”…

Cronologia

Istituito come festività ufficiale nel 1264.

Domenica successiva alla solennità della Santissima Trinità.

Ulteriori informazioni

A partire dal 2000 è stato ripristinato l’uso della messa mattutina per i figuranti, gli organizzatori e i portatori dei Misteri e delle loro famiglie; la celebrazione eucaristica è officiata dal vescovo della Diocesi di Campobasso-Bojano. Lo stesso partecipa con il sindaco anche alla consueta benedizione dei Misteri dalla terrazza del Comune al termine della processione. Più generalmente si può notare come negli ultimi anni si sia ripreso a parlare di Misteri anche in termini puramente devozionali, facendo riferimento ad aspetti più specificamente religiosi. Questo processo può essere riconnesso anche alla Processione dei Misteri che nel 1999 ha sfilato a San Pietro a Roma dinanzi al Papa Giovanni Paolo II.

Diverse emittenti televisive locali (come ad esempio Telemolise) effettuano il giorno della Processione dei Misteri delle lunghe dirette che diventano un momento di condivisione per tutti coloro che non possono prendere parte in prima persona al cerimoniale.

Storicamente la festa ha intrattenuto un rapporto fondamentale con lo spazio urbano, dando forma allo sforzo imponente dei poteri locali di asservire il cerimoniale cittadino alle proprie esigenze di propaganda, visibilità, messa in scena del potere. Il valore della festa in un contesto urbano ha un ruolo fondamentale proprio nella definizione di una comunità cittadina, nel suo rifondare periodicamente la propria identità, nel suo vedersi ed essere vista (Bindi, 2008).

La festa urbana svolge una funzione importantissima di organizzazione della socialità e di protagonismo associativo, rappresentando anche in ciò un aspetto molto rilevante del complesso insieme di pratiche e strategie attraverso cui la comunità urbana si struttura, si mantiene, si modifica pur mantenendo forte il senso di identità, un qualche aspetto di continuità con il passato, un proprio profilo socio-culturale.

Il rapporto intrinseco tra festa e località è dato dall’articolazione stessa degli ingegni, delle macchine dei cerimoniali, dei percorsi processionali, delle posizioni occupate nel rituale permette di esprimere la complessa rete di dipendenze, influenze, contrasti, resistenze che animano la città. 

ll Corpus Domini è “festa del sangue, sua teatralizzazione, nel più vasto quadro della commemorazione, come festa della memoria e come epifania” (Lombardi Satriani,2003) in cui non a caso la visione  -visione del Mistero, visione degli astanti che ammirano le scene sacre, visione degli attori muti che corrispondono guardando dalla macchina cerimoniale, la comunità raccolta intorno alla Processione, visione del prodigio volatile che “rende visibile ciò che era invisibile” (ibidem) ricopre un ruolo fondamentale e rappresenta il cuore stesso della celebrazione che coinvolge tutta la comunità festante. 

Forte è dunque il rapporto tra comunità praticante e cerimoniale.

Le testimonianze confermano la tendenza dei padri a trasferire, ad esempio, il comando di una squadra di portatori ai propri figli in una logica che al tempo stesso sembra sottintendere una sorta di ereditarietà dell’incarico, ma anche la necessità di una lunga preparazione e frequentazione con chi conosce da sempre il delicato compito del ‘portare e guidare il Mistero’ che solo nella trasmissione capillare tra padri e figli, forse, si rende possibile. Non è senza orgoglio, inoltre, che alcuni capisquadra affermano che quando non avranno più la forza e la lucidità di ‘guidare il Mistero’ ci saranno i loro figli a rilevare quel compito, a dimostrazione che il ruolo, pur meno visibile, almeno tradizionalmente, di portatore e di caposquadra rappresenta comunque a Campobasso un grande onore cui nessuno sembra voler privarsi o privare la propria prole

Un aspetto importante e fondamentale per la valorizzazione del cerimoniale è quello della migrazione, la città infatti si trova oggi ad intrattenere, proprio attraverso la festa, una relazione estremamente interessante con la sua parte scissa nella migrazione che per decenni ha caratterizzato cospicuamente la città e soprattutto le sue comunità limitrofe verso le Americhe. La ripresa del cerimoniale del Corpus Domini da parte della comunità molisana di Mar del Plata, accanto ad altre occorrenze di ripresa di festività locali in comunità emigrate in Argentina, in Canada e negli Stati Uniti, mostra bene quanto la festa possa funzionare da potente mezzo di costruzione e mantenimento di legami tra la comunità di origine e le comunità emigrate, come cerimoniale fondante di un senso di identità e appartenenza nella diaspora che mostra, così, di non essere solo fenomeno connesso alla tarda modernità, ma processo di lungo corso che ha permesso, a coloro che hanno dovuto in epoche diverse allontanarsi, di combattere il senso di spaesamento e ‘fare comunità’ anche nella distanza.

Soggetti Coinvolti

I Misteri, pur mantenendosi di proprietà del Comune ed essendo interamente sottoposti al patrocinio dell’autorità cittadina, vengono di fatto curati, sistemati e gestiti dalla famiglia di un dipendente comunale, Cosmo Teberino, che ancora oggi è concretamente impegnata, insieme ad altre, nella conservazione degli ingegni e nell’organizzazione anno per anno della Processione. L’associazione “Misteri e Tradizioni” presieduta e coordinata da tale famiglia gestisce il reclutamento dei portatori, la selezione dei figuranti, la preparazione e cura degli abiti e degli addobbi dei Misteri, la preparazione della Processione nei minimi dettagli…

Elementi strutturali

  • Funzione religiosa

  • Vestizione

  • Processione

  • Benedizione

Tag

Ambiti UNESCO

  • Arti e Spettacolo

  • Riti e Pratiche Sociali

  • Saperi e Tecniche Artigianali

Categoria del bene

  • Festa-Cerimonia

  • Musica-Canti

  • Rappresentazione-Spettacolo

  • Saperi-Tecniche

Photo Gallery

Video Gallery

Ariño A., Le trasformazioni della festa nella modernità avanzata in Ariño A., Lombardi Satriani L.M. (a cura), L’utopia di Dioniso. Festa tra tradizione e modernità, Roma, Meltemi, 1997.

Bindi L., Le tradizioni: i Misteri in Lalli R., Palmieri G., Lombardi N. (a cura), Storia di Campobasso, Isernia, Cosmo Iannone, 2008.

Bindi L., Volatili misteri. Festa e città a Campobasso e altre divagazioni immateriali, Roma, Armando,2009. 

Cirese A. M., Intellettuali e mondo popolare nel Molise, Isernia, Marinelli, 1983.


Cirese A. M., Saggi sulla cultura meridionale. I. Gli studi di tradizioni popolari nel Molise, Roma, De Luca Editore, 1955

D’Ancona A., Le origini del teatro italiano, Firenze, Loescher, 1891.

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De Luca C., I Misterii nella festa del Corpus Domini in Campobasso in Poliorama pittoresco, a cura di Cirelli F., a. XVII, 1856-7.

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Trobetta A., Fascino e suggestione del passato nella Processione dei Misteri a Campobasso, Campobasso, Stabilimento Tipolitografico La Rapida Grafedit, Matrice, 1979.

Antonella Golino con la partecipazione di Letizia Bindi